Fenomeni naturali o catastrofi?

Le piogge danno un giorno di pausa dopo giorni senza tregua e la conta dei danni su tutta la penisola non si ferma. Forse vale la pena una riflessione sugli effetti che questa ondata di mal tempo ha avuto, non solo su alcuni dei più prestigiosi patrimoni naturali italiani, ma sull’ambiente montano in generale.
Un fenomeno naturale in quanto tale ha una sua “severità“, cioè una combinazione di eventi con una certa intensità che si ripercuotono su un determinata area. Nel caso del Bellunese per esempio, il manifestarsi contemporaneo di forti piogge e vento intenso (che in termine tecnico vengono definiti “disturbi“) con una certa intensità e forza (mm di pioggia precipitati e vento in km/h), hanno creato degli effetti sull’ambiente definiti appunto “severità”. Lo stesso fenomeno (ad esempio un vento a 130 km/h) non produce necessariamente gli stessi effetti ovunque: una moltitudine di altri fattori entrano in gioco e primo di tutti, quando si parla di bosco, sono la posizione del medesimo e gli alberi che lo costituiscono.
I fenomeni naturali inoltre hanno un loro “tempo di ritorno“, cioè un tempo con cui quel determinato evento ha la tendenza di ripresentarsi nello stesso luogo, con le stesse caratteristiche, con una ciclicità relativamente costante e prevedibile (es. alluvione). Questo dato si ottiene grazie a dati statistici sui vari eventi registrati su un determinato territorio nel corso dei secoli o addirittura di millenni, insomma tempi ben più lunghi della memoria umana.
Queste sono solo due delle caratteristiche di un fenomeno naturale, le variabili sono davvero tante a seconda delle caratteristiche del territorio, del specie, della quota, ecc. Ne consegue che il quadro non è semplice, perchè si tratta di una tematica estremamente complessa.
Ma allora, quanto è giusto leggere sui giornali titoli ed articoli che costantemente parlano di devastazioni e distruzione e disastro ambientale, quando si parla invece di fenomeni naturali e dei loro effetti? La differenza è forse sottile, ma l’approccio verso l’evento può essere diverso.
A. Samorè, A. Pratola
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